Che cosa è mai rimasto
di tutta quest’estate?
Un mazzo di bellissime
cartoline illustrate
con il porto, il moletto,
lo scoglio, il lungomare,
la pineta, il laghetto,
il golfo, il belvedere;
un pugno di conchiglie,
un ippocampo secco,
uno zoccolo rotto,
la canzone di moda
imparata al baretto;
una foto ricordo
con i monti alle spalle
e le casette alpestri
serene nella valle;
grani di sabbia
in fondo
alla borsa da mare
e una macchia di more
che non si può lavare.
(N. Vicini Marri,Le nuvole in cielo, EDI)
Brevi i giorni, più lunghe le sere,
molta gente cambia mestiere.
Il bagnino in riva al mare
gli ombrelloni chiude e dispare,
aggiusta le reti in un paio d’ore
ridiventa pescatore
Il gelataio è disperato,
più nessuno vuole il gelato;
lui pensa, poi che fa?
Caldarroste venderà.
Pensano i bambini con dispiacere:
“Le vacanze, un bel mestiere!
Che peccato doverlo cambiare
perché a scuola si deve tornare!”
Ma poi riprendono allegramente
il mestiere dello studente.
(G.Rodari, Filastrocche in cielo e in terra. Einaudi, Torino 2007)
Che deserto la scuola, tutta l’estate!
Chiuse le porte, le finestre sprangate.
L’aule parevan morte
e nel silenzio severo,
i banchi, tante tombe al cimitero.
Ma una mattina la vecchia bidella
si attacca alla campanella.
“Den! Den! Den!” La scuola si ridesta:
le finestre si spalancano
per godersi la festa,
il sole inonda l’aula,
salta sulla cattedra
e con il dito d’oro del suo raggio
dosegna sulla carta geografica
un meraviglioso viaggio
(ind. da G.Rodari, Buongiorno scuola. Filastrocche per giocare, Editori Riuniti, 1994)
Se i libri fossero
Se i libri fossero di torrone,
ne leggerei uno a colazione.
Se un libro fosse fatto di prosciutto,
a mezzogiorno lo leggerei tutto.
Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.
Se i libri fossero frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.
Se un libro fosse di burro e panna,
lo leggerei prima della nanna
(Roberto Piumini)


